Non abbiamo bisogno di imparare a respirare, perché  è la prima cosa che facciamo alla nascita. Ci servirà ancora un anno per imparare a camminare e circa tre per parlare correttamente. Il respiro, invece, è un atto del tutto naturale, spontaneo, programmato nel nostro sistema nervoso. Quindi può apparire strano che possa esistere un modo corretto e un modo sbagliato di respirare. In realtà le cose sono proprio in questi termini.

La spontaneità del respiro, non assicura necessariamente che respiriamo in maniera appropriata. Sentirsi stanchi e avere desiderio di dormire, non ci assicura che dormiremo bene e a sufficienza. Ci sono molte persone non respirano correttamente, specialmente le persone molto ansiose o quelle che soffrono di attacchi di panico. Il respiro può essere la causa o una componente dell’ansia o dell’attacco di panico, così come della balbuzie.

Alcune persone hanno un respiro troppo corto, spesso accelerato, che non riempie a sufficienza d’aria i polmoni, perché effettuato con la parte alta del torace. Questa respirazione è inefficiente perché lo scambio gassoso all’interno dei polmoni è scarso. Anche l’uso del respiro in alcune circostanze particolari può essere sbagliato. Ad esempio, in occasione di uno sforzo o di un’attività impegnativa, il respiro piuttosto che essere lasciato libero di fare il suo lavoro, quello di assicurarci l’ossigeno necessario a compiere lo sforzo, è trattenuto, come durante un’apnea. Così manteniamo lo sforzo per un tempo minore di quello che avremmo potuto continuando a respirare in maniera fluida durante lo sforzo.

In questi casi, bisognerebbe imparare nuovamente a respirare, apprendendo le tecniche di respirazione diaframmatica. Così possiamo aprire completamente i polmoni assicurarci un respiro profondo e regolare. Apprendere di nuovo a respirare dopo averlo dimenticato, è facile, non serve altro che qualche minuto al giorno per effettuare dei semplici esercizi di respirazione. L’esercizio normalizzerà il respiro e avrà come risultato secondario quello di calmare e di tranquillizzare la mente. Ecco come un piccolo investimento del nostro tempo porterà dei benefici di lunga durata, che renderanno la nostra vita più piacevole.

Di che respiro sei?

Per scoprire la tipologia della vostra respirazione, potete fare un piccolo test. L’unico strumento richiesto sono le vostre mani e un posto dove sdraiarvi che non sia troppo morbido.

Una volta sdraiati mettetevi comodi per circa un minuto, in modo che il vostro respiro si normalizzi. Passato il minuto poggiate una mano in alto sul torace e l’altra sull’addome, dove finisce la gabbia toracica, proprio sopra l’ombelico.

Ora, continuando a respirare normalmente, senza fare sforzi di qualunque tipo, seguite il movimento delle vostre mani. Se si muove la mano posata sull’addome, state respirando correttamente, perché vuol dire che utilizzate il diaframma, il muscolo della respirazione su cui avete posato la mano. Se si muove l’altra mano, quella posta in alto sul torace, state facendo una respirazione di tipo toracico. In quest’ultimo caso gli esercizi di respirazione miglioreranno di molto il vostro modo di respirare.

Imparare a respirare

La prima e unica regola che dobbiamo rispettare per imparare una nuova tecnica, è metterci al lavoro e continuare finché non la padroneggiamo in maniera soddisfacente. Il perfezionamento avverrà col tempo. Imparare a respirare in maniera efficiente e profonda, è facile.

Mettete una mano sull’addome, proprio sopra l’ombelico, e quando respirate, fate salire e scendere la mano, regolarmente, senza fretta: andare piano per andare lontano. Ci vogliono pochi minuti per capire quali muscoli utilizzare (il diaframma). L’esercizio è riuscito quando si muove solo il diaframma, la respirazione è addominale e la parte superiore del petto non si muove. In pochi minuti si dovrebbe sentire una differenza nella respirazione, più profonda, lenta e regolare.

Ora che si è appreso il modo corretto di respirare, si può verificare se si respira sempre in questo modo durante le normali attività quotidiane. L’ascolto del proprio corpo è fondamentale. Basta fermarsi ogni tanto e “ascoltare” il respiro. Se scorre come durante l’esercizio, si sta effettuando la respirazione corretta, altrimenti si è tornati a respirare con la parte alta del torace. In questo caso basta riprendere a respirare come durante l’esercizio. Dopo qualche giorno di questo addestramento la respirazione diaframmatica dovrebbe essere permanente. Controllate ancora per qualche tempo, e poi fatelo ad intervalli molto lunghi. Alla fine dimenticherete di farlo, e avrete ottenuto una profonda respirazione diaframmatica.

Se ci si accorge che si è tornati a respirare con la parte alta del torace, ripetere l’esercizio base e il periodo di ascolto. E’ molto utile respirare con la mano sull’addome prima di addormentarsi: oltre ad essere un esercizio utile per la respirazione, favorisce il rilassamento e il sonno.

Respiro e autoipnosi

Il respiro è fondamentale per l’autoipnosi. Prendere un respiro profondo e lasciarlo andare, attiva il sistema nervoso parasimpatico che comunica al corpo che può finalmente rilassarsi. E’ il momento di lasciare andare le tensioni e godersi qualche minuto di pace. Prendere due o tre profondi respiri (senza sforzarsi come se si dovesse prendere fiato per battere un record di immersione), è un ottimo modo di iniziare un profondo sonno ristoratore.

Una tecnica di autoipnosi molto semplice da sperimentare e apprendere, consiste nel pronunciare mentalmente una singola parola (“uno”,”OM”, “zibibbo”, quello che volete insomma, la parola non conta nulla) nel momento in cui espirate. Ad ogni espirazione aumentate leggermente il tempo di formulazione della parola (“uuunooo”, “OOOOOM”, etc.). Alla fine otterrete un respiro profondo, lento e regolare, e sarete molto probabilmente in trance.

Meditazione

Esiste un milione di metodi per praticare il respiro durante la meditazione, e tutti hanno in comune una sola cosa: servono a concentrare l’attenzione su una cosa soltanto: il respiro, appunto. Se questo ricorda da vicino l’idea di monoideismo formulata da Braid, non è un caso. I fachiri e gli Yogi indiani chiamano la stessa cosa da millenni con altri nomi.

La tecnica di respirazione precedentemente vista per l’autoipnosi può essere utilizzata per la meditazione. L’effetto è lo stesso: rilassamento, riduzione dello stress e dell’ansia se praticata regolarmente.