Chiunque si dedica all’ipnosi deve sapere che non avrà successo con tutti. Avere un rendimento del 100% è impossibile per qualunque persona o attività. Non conosco ipnotisti che possono cambiare il comportamento di una persona in un batter di ciglia. Ma questa consapevolezza non deve impedire che si faccia di tutto per avere il massimo da ogni seduta ipnotica.

Il successo dell’ipnotizzato è il successo dell’ipnotista. Nessun ipnotista è capace perché sa tante cose, ma perché la maggior parte dei suoi clienti ha un esito soddisfacente dall’ipnosi. Per ottenere questo successo, non dobbiamo contare soltanto sulle nostre capacità. Una seduta ipnotica ottimale non deve accadere per caso, ma deve essere ottenuta, ricercata e costruita attraverso la pratica. Con la pratica si costruisce uno schema standard di sessione da adattare facilmente alle caratteristiche di ogni cliente.

Primo passo

Il primo passo verso una sessione ipnotica efficace, è informare il cliente su cos’è l’ipnosi. Deve spare cosa aspettarsi, quale dovrà essere il suo impegno, cosa dovrà fare per il suo caso specifico. Ad esempio gli si può chiedere di fare rilassamento o autoipnosi. Molte persone credono semplicemente che l’ipnosi sia qualcosa che si fa loro, come un tocco di bacchetta magica che spezza l’incantesimo che li tiene prigionieri e li restituisce alla vita che desiderano.

Purtroppo le cose non stanno completamente in questi termini. L’ipnosi non è una pillola da prendere dopo i pasti. L’ipnotista non è uno Svengali che controlla la mente del proprio cliente, ma una guida preparata, che può dare le indicazioni che servono al cliente per ottenere i risultati che desidera.

Secondo passo

Il secondo passo è creare l’aspettativa riguardo l’esito ottimale della seduta. L’aspettativa fa crescere il desiderio e il desiderio rende impazienti di possedere la cosa che si desidera. Quella bicicletta che avevate sempre desiderata e che sarebbe arrivata il giorno del compleanno, dopo un mese o due: quanto l’avete desiderata il primo giorno di attesa, e poi il secondo? E quanto eravate impazienti di averla una settimana prima e due giorni prima e un giorno prima, con quella notte interminabile prima di averla.

Adesso avete un’idea di quello che intendo con aspettativa.

Terzo passo

Il terzo passo è l’intervista iniziale, che deve servire a due cose: illustrare il problema, eliminare definitivamente tutti i pregiudizi relativi all’ipnosi. Per molte persone l’ipnosi è una sorta di ultima spiaggia, un tentativo che affrontano dopo molti fallimenti. Hanno poca speranza di riuscire, molta diffidenza e spesso tanta paura. Se la diffidenza e la paura non sono eliminate fin dall’inizio, la seduta che segue, quasi sicuramente, non sarà delle più efficaci. La paura forse il più grande ostacolo all’ipnosi, che altro non richiede se non la capacità di lasciarsi andare, che purtroppo risiede nella fiducia in quello che si sta facendo. E non si può avere fiducia in qualcosa che ci fa paura.

Si può strutturare l’intervista iniziale in modo che contenga tutte le informazioni utili alla conoscenza dell’ipnosi oppure fare in modo semplicemente di rispondere a tutte le domande del cliente.

Quarto passo

Il quarto passo, finalmente, comincia l’ipnosi. Comincia con una induzione, che deve essere tra quelle che conoscete e che meglio si presta al cliente che avete di fronte, secondo l’idea che finora vi siete fatti di lui. Questa idea può essere sbagliata, per cui durante l’induzione tenetevi pronti a cambiare metodo.

Quinto passo

Il quinto passo ci da consapevolezza del grado d’ipnosi raggiunto. Non bisogna necessariamente tendere al sonnambulismo per fare tutto, ma bisogna essere certi che si è raggiunto almeno il grado di trance che occorre. Per fare questo basi utilizzano i test ipnotici, e le tecniche di approfondimento, fino a quando non si è raggiunto il grado di trance necessario.

Sesto passo

Il sesto passo consiste nell’utilizzazione della trance. Si danno al cliente le suggestioni opportune a raggiungere il suo obiettivo, oppure si parla, se la tecnica scelta lo prevede, come ad esempio durante una regressione. Alcune tecniche sono interattive, quindi bisogna lavorare con quello che emerge dalla trance.

Settimo passo

Il settimo passo consiste nel risveglio del cliente e dalla discussione di quanto successo durante. Subito dopo il risveglio il soggetto è ancora in uno stato di trance e di grande suggestionabilità ipnotica. Si può utilizzare l’intervista post-sessione per aggiungere ulteriori suggestioni. E’ importante chiedere sempre riguardo alle sensazioni sperimentate. Si scopre qual’è stata la parte più soddisfacente della seduta, in modo da poterla utilizzare ancora più efficacemente nelle sedute successive.

Come si vede, la struttura di una seduta ipnotica, costituisce una solida base su cui costruire tecniche e metodologie per aumentare le proprie capacità Se questa base manca, l’intervento ipnotico sarà improvvisato, senza programmazione per le sedute successive e senza un esisto attendibile.