Confusione & sovraccarico sono tecniche ipnotiche che possono essere utilizzate quando le cose non vanno e bisogna cambiare strategia e tattica. A volte si usano per un cliente che ha semplicemente paura dello stato ipnotico. Altre volte per un soggetto con una mente analitica e concentrata ad analizzare quello che succede, invece di sperimentarlo.

Quando ci si trova in queste situazioni, si può ricorrere al sovraccarico o alla confusione.

Entrambe queste tecniche ipnotiche confidano sul fatto che la mente può gestire soltanto un numero limitato di cose. Esiste la legge del 7 +/- due, che si riferisce appunto al numero di cose che possiamo tenere a mente contemporaneamente. Le cose possono essere essere oggetti, nomi, numeri, e vanno da un minimo di 5 a un massimo di 9. Per questo spesso memorizziamo i numeri di telefono raggruppando le cifre. Il numero di elementi da memorizzare diminuisce e rientra nell’intervallo.

Come funziona

Se la mente è sovraccaricata da un insieme di particolari inutili, di dettagli irrilevanti, alla fine non riesce a tenerne traccia e a considerarli tutti, ha troppe cose a cui pensare, e riesce finalmente ad entrare in trance.

La tecnica della confusione, originariamente era stata concepita da Erickson come un a tecnica regressiva. L’idea di Erickson era di confondere il soggetto riguardo alle date, fino a dislocarlo in un altro tempo. Come viene presentata oggi, questa tecnica ha perso completamente questo aspetto originario. Di solito consiste nel fare un lungo discorso senza senso compiuto, ricco di particolari insignificanti, riprese, rimandi, ripetizioni, performative perdute, all’interno del quale si inseriscono le suggestioni ipnotiche. L’intento è di lasciare penetrare queste ultime attraverso il muro di parole ad insaputa dell’interlocutore. La tecnica non è semplice da padroneggiare e richiede una certa abilità. L’apparente parlare a vanvera deve essere in realtà mirato e andare a tempo con le reazioni del soggetto.

Entrambi i metodi si possono utilizzare per i clienti molti ansiosi, per quelli ipervigilanti, per quelli che sono analizzano ogni singolo particolare e sono soliti spaccare il capello in quattro.

Richiedono un certo allenamento e un minimo di dedizione, specialmente la confusione. L’induzione deve partire da quanto espresso dal cliente durante il colloquio iniziale. Dai suoi suggerimenti  si deve sviluppare un intricato ginepraio di parole e suggestioni in cui è bene che non caschi l’ipnotista. Spesso è utile ricorrere a queste tecniche quando non si è riusciti con nient’altro