La fissazione dello sguardo è stato uno dei primi metodi utilizzati per ipnotizzare. La sua formalizzazione come metodo vero e proprio, si può fare risalire a Braid (il ricercato re che diede il nome all’ipnosi), e rientra nel metodo più generale esposto da Braid sulla fissazione dell’attenzione.
Il metodo funziona per motivi puramente fisiologici, e deve a questo la sua efficacia. Tra le altre cose Braid sviluppò le sue ricerche perché osservò la chiusura degli occhi effettuata da LaFontaine, un magnetizzatore dell’epoca, ed essendo un chirurgo oculista, si accorse immediatamente che l’effetto mostrato sul palcoscenico non poteva essere finto. In ogni caso in questo articolo puoi leggere tutta la storia.
Questo metodo è screditato dalle nuove scuole d’ipnosi che lo ritengono un retaggio del passato, e che ne parlano senza conoscerlo. Ma la chiusura degli occhi, proprio perché basata sulla fisiologia umana, funziona bene e può produrre ipnosi molto profonde in un lasso di tempo ragionevole.
Come qualunque altro metodo non funziona per tutti, e richiede un attento esame del comportamento del soggetto per sincronizzare l’induzione con la sua risposta fisiologica.
Il metodo ha infinite varianti, che vanno dalla fissazione dello sguardo su un punto circostante, o su una parte del corpo, la mano, un dito, la punta di un’unghia, o direttamente negli occhi dell’ipnotista. Quest’ultimo aspetto è quello che colpisce maggiormente la fantasia popolare, perché riportato in maniera più o meno precisa o fantasiosa nella filmografia. Lo sguardo dell’ipnotista incute sempre un certo timore, perché nella cultura popolare è associato agli occulti poteri dell’arte ipnotica.
Come dice la pubblicità riportata nell’immagine, tratta da un giornale di fine ’800, accadono cose misteriose sotto il suo magico incantesimo.
