L’ipnosi è un fenomeno elusivo, di cui ancora non è stata data una definizione univoca e condivisa. Sono state molte le definizioni proposte e ogni ipnotista ha la sua. Questo è un elenco delle principali definizioni che si sono avvicendate nella storia. Molte sono state abbandonate per un certo periodo per poi ritornare in auge, altre hanno ormai solo un significato storico, anche se qualche volta ritornano sotto un altro nome e un’altra veste.

Le date tra parentesi, quando non sono riferite alla data di pubblicazione di un libro, sono indicative del periodo in cui la definizione era tenuta in considerazione e discussa nella letteratura.

Franz Anton Mesmer credeva esistesse un fluido emanante dal magnetizzatore (ipnotista) al mesmerizzato (ipnotizzato). Per emanare il flusso era necessaria la concentrazione della volontà del magnetizzatore sul magnetizzato. (1795)

L’Abbé Faria sostenne per primo che la volontà e il magnetizzatore non entravano per nulla nel fenomeno, ma che tutto il processo si basava sul consenso dell’ipnotizzato. (1830)

Per Braid, che coniò il termine ipnosi, o meglio “Neuro-ipnotismo”, l’ipnosi era uno stato del sistema nervoso ottenuto dalla fissità dell’attenzione su un oggetto. (Braid, Neurypnology, 1843)

Per Bernheim e la scuola di Nancy l’ipnosi non era altro che suggestione, ossia “un’idea che si realizza (diviene atto)”. Alla fine del suo percorso di studi del fenomeno, ritenne sufficiente utilizzare le suggestioni in stato di veglia. (1886)

Per Charcot e la sua scuola (Salpêtrière), l’ipnosi era un fenomeno del tutto simile all’isteria.

Émile Coué
utilizzava autosuggestioni, brevi frasi positive che la persona doveva ripetere più volte al giorno, in maniera monotona. Il suo sistema si configura come uno dei primi esempi di auto-aiuto, e rimane del solco della scuola di Nancy: ipnosi come suggestione. (1900)

Per Hull “… sembra che non ci sia disaccordo sul fatto fondamentale, che qualunque altra cosa possa essere, la trance ipnotica è uno stato di elevata suscettibilità alle suggestioni. ” (Hull, Hypnosis & Suggestibility, 1933)

Janet, e successivamente Hilgard definiscono l’ipnosi in termini di dissociazione, ossia uno stato separato dal resto della psiche. (1920)

Per Sabrin e Coe l’ipnosi è un gioco di ruolo, in cui un soggetto agisce come l’ipnotizzatore e l’altro come ipnotizzato. L’ipnosi non sarebbe altro che la messa in scena dei due ruoli da parte delle persone coinvolte. (1950)

Cheek nelle sue pubblicazioni (1950-1980) ritiene che l’ipnosi accada spontaneamente nei periodi di stress, suggerendo quindi che sia stato-dipendente.

Granone, nel suo manuale “L’ipnotismo”, definisce l’ipnosi (1962) “identificando questa in un particolare stato di coscienza con determinati attributi , e quello di una speciale ‘tecnica’, capace di indurla”. Successivamente riteneva “l’ipnosi un particolare modo di essere dell’organismo, che si instaura ogni qual volta intervengano speciali stimoli dissociativi, prevalentemente emozionali, eterogeni o autogeni” (“Tecniche dirette ed indirette in ipnosi e psicoterapia” 2005)

Gille & Brenman (1959) definiscono l’ipnosi come un fenomeno di “regressione al servizio dell’ego”. (“Theories of hypnosis: current models and perspectives” Di Steven J. Lynn,Judith W. Rhue 1991)

Dave Elman era un conduttore radiofonico, che divenne un valente ipnotista. Condusse molti corsi per i medici in giro per gli Stati Uniti, andando dovunque capitasse occasione di insegnare. Definì l’ipnosi come “aggiramento (bypass) della facoltà critica della mente”. (Dave Elman, “Hypnotherapy”, 1964)

Edmondston ritiene il fenomeno ipnotico indissolubile dal rilassamento , che è il fine di ogni procedura ipnotica (1972)

Rossi (1972-73): schoks psicologici e momenti creativi si verificano quando i percorsi abituali della memoria e delle associazioni stato-dipendenti sono interrotte. (“The psychobiology of mind-body healing”, Ernest Rossi 1993).

Per Erickson, che aveva lavorato nel laboratorio di Hull, “l’ipnosi non esiste, tutto è ipnosi”. L’ipnosi non è altro che uno stato alterato di funzionamento che il soggetto può utilizzare per trovare le risorse inconsce per risolvere le sue problematiche. (1976)

Altrove ho pubblicato la definizione d’ipnosi della divisione 30 dell’ “American Psychological Association” (APA). Questa definizione è però attaccata dal un articolo di Ernest Rossi “Let’s be honest with ourselves and transparent with the public.” , che ritiene la definizione completamente mancante “nell’includere tutto quanto di nuovo imparato … da una generazione o due. ” (2006)

Il fatto è che l’ipnosi è uno stato d’animo e nulla più.” (“Don’t Look In His Eyes”, Jonathan Chase, 2007)

Yapko scrive: “L’ipnosi non è stata ancora definita se non in termini fenomenologici imprecisi, e francamente, non credo lo sarà, semplicemente a causa della sua natura inerentemente soggettiva.” (Michael D. Yapko “Hypnosis and the treatment of depressions: strategies for change”, 1992)

Sono in sintonia con Yapko, e per dirla come Montale: “Questo possiamo dirti oggi, quello che non siamo, quello che non sappiamo.